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Antonio Boggio con “Nero Mediterraneo” coniuga giallo e riflessioni sull’animo umano

  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 2 min
Antonio Boggio con “Nero Mediterraneo” coniuga giallo e riflessioni sull’animo umano

di Vito Rosario Ferrone


Un camion fermato e posto sotto sequestro dalla polizia spagnola; una ragazzina trovata senza vita su una delle spiagge più suggestive di Carloforte; un migrante in fuga; un nostromo assassinato a bordo di un peschereccio; un commissario alle prese con una prossima paternità e con un amore mai davvero risolto; una galleria di personaggi eterogenea e ricchissima, cui si aggiungono codici, lingue, misteri e riferimenti storici.

Sono questi gli ingredienti con cui Antonio Boggio costruisce il suo nuovo romanzo, Nero Mediterraneo e, al contempo lancia al lettore una sfida narrativa ambiziosa e impegnativa.

La sensazione è chiara fin dalle prime pagine.

Si intuisce subito che lo spagnolo non rappresenta un semplice elemento di colore, ma l’idioma di chi avrà un ruolo importante nella narrazione. Allo spagnolo si aggiunge il dialetto tabarchino, variante del ligure parlato a Carloforte e Calasetta e, poi, un diario in parte cifrato con un codice antico e, ancora, delle coordinate marine che rimandano a un misterioso punto di convergenza nel Mediterraneo. Che coinvolge Italia, Spagna, Francia e Algeria.

È evidente che Boggio è uno bravo.

La sua capacità narrativa emerge con forza nella costruzione delle atmosfere, nella descrizione dei luoghi, nella restituzione dei sentimenti e nella fantasia con cui intreccia vicende apparentemente lontane.

Proprio per questo motivo, però, il romanzo lascia anche un'impressione contrastante, probabilmente per le troppe divagazioni. Le indagini sono due, meglio, tre e coinvolgono polizie di diversi Paesi europei.

Ci sono pagine davvero splendide. Alcuni passaggi restituiscono il mare, Carloforte, gli stati d'animo dei protagonisti con una forza visiva notevole. Il lettore vede ciò che legge, percepisce gli odori, i silenzi, la tensione. Anche il finale possiede una sua efficacia e dimostra che l'autore sa costruire una conclusione convincente.

Il richiamo a Lolita di Nabokov, ad esempio, non appare mai gratuito ma contribuisce ad arricchire il romanzo di suggestioni e riflessioni interessanti. Così come funzionano i temi dell'amicizia, del desiderio di riscatto, del rancore, della timidezza.

Boggio vuole coniugare il giallo con una riflessione sull'animo umano e sulle contraddizioni della società contemporanea. Vuole evitare semplificazioni, denunciare il pregiudizio, raccontare la paura dello straniero, denunciare il meccanismo del capro espiatorio. Tanto che il Mediterraneo evocato nel titolo assume un forte valore simbolico perché nel libro non separa o divide, ma diventa uno spazio condiviso. Di speranza e non di tragedia, di accoglienza e non di diffidenza, di solidarietà e non di violenza, di umanità e non di indifferenza.

 

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