Sam, un pianoforte e un morto: il mistero dietro “La ricchezza non giova ai morti” di Francesco Pinto, edito da Harper Collins Italia

di Federica Giaccio
Tutto inizia sempre con un omicidio. O almeno, in un giallo è così.
Ne La ricchezza non giova ai morti, la storia parte proprio dall’assassinio di un facoltoso costruttore edile, Angelo Rapace. L’indiziata principale è la giovane vedova che la sera dell’omicidio non era in casa e non dichiara alcun alibi alla polizia.
Il caso sembra di immediata risoluzione: per via della sua fame di soldi e di potere, la donna lo avrebbe ucciso. Tutto cambia, però, quando la vedova, sprezzante arrampicatrice sociale, chiede al Club 22 di indagare sul caso.
Ed ecco che gli “amici di Sherwood” entrano nuovamente in gioco, detective improbabili pronti ad aiutare e cercare la verità sul caso.
In una città preda dell’edilizia selvaggia, Pinto dipinge una Napoli spaccata e reale: in “basso” il Centro storico, caotico e vitale; in “alto” il nuovo quartiere d’élite, il Vomero, preso d’assalto in modo indiscriminato da costruttori corrotti e famelici, proprio come Rapace.
A dirigere le indagini c’è Samuele Caputo, detto “Sam” pianista del Club, famoso per i suoi riarrangiamenti delle canzoni in chiave napoletana.
Sam, infatti, si avventura in questa nuova zona altolocata, così diversa dal mondo cui è abituato e si avvicina alle cameriere delle famiglie benestanti per poter capire cosa sia successo nella casa dei Rapace la notte dell’omicidio.
Lo shock culturale è inevitabile: Caputo si ritrova in un mondo privo della classica “razza dei portieri” a cui poter chiedere informazioni sui residenti dei condomini.
A guidarlo c’è sempre il Cavalier De Angelis, proprietario del Club 22, affiancato da Natascia, responsabile di sala sposata col contabile Catello e dalla star del locale Lucy Del Re. Ed è proprio nella costruzione dei personaggi e nel loro intreccio relazionale che risiede il vero punto di forza del romanzo.
Pinto realizza figure così ben caratterizzate da sembrare quasi “stereotipate” nel loro essere, ma perfettamente funzionali alla storia. Ognuno ha un proprio compito, all’interno del gruppo che risulta essere espresso ai massimi livelli: la star accattivante che non mette su un grammo pur mangiando di tutto, il pianista brillante perseguitato dalla malinconia, il contabile fissato con i numeri che non permette alcun errore all’interno dei conti del Club.
Questa costruzione permette la creazione di un gruppo affiatato, legato non solo dallo stesso ambiente lavorativo ma anche dall’affetto e dalle differenze di ognuno: questo diventa la chiave per la risoluzione del mistero.
La scrittura di Pinto, risulta scorrevole e mai grossolana ed il romanzo è, quindi, un giallo piacevole, ironico e dal sapore tutto napoletano.
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