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“Burattinai - La prima indagine delle Lavandaie” di Grazia Scanavini, Salani Editore

  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 3 min

Con questo esordio, Scanavini ci costringe a guardare dritto negli occhi i mostri della manipolazione e della violenza di genere, senza mai spettacolarizzare il dolore


“Burattinai - La prima indagine delle Lavandaie” di Grazia Scanavini, Salani Editore
Con questo esordio, Scanavini ci costringe a guardare dritto negli occhi i mostri della manipolazione e della violenza di genere, senza mai spettacolarizzare il dolore

di Federica Giaccio

 

Grazia Scanavini (Ferrara, 1973) esordisce con il romanzo Burattinai - La prima indagine delle Lavandaie edito da Salani, presentandoci un mondo poliziesco quasi tutto al femminile. Ci ritroviamo a Ferrara, dove è stata appena istituita la Squadra Speciale F guidata dalla commissaria Emma Mastrangeli, di ritorno da un “autoesilio” di tre anni a Londra. Il gruppo è composto da altre cinque poliziotte: Miranda, Viola, Nausica, Lila e Febe, ognuna con competenze specifiche che aggiungono un tocco unico alla squadra, ironicamente ribattezzata le “Lavandaie”. F come Ferrara, la città in cui l’unità investigativa è stata creata. F come femminicidio, il tipo di reato su cui indagano. La Squadra Speciale F si occupa proprio di questo, affrontando e riaprendo casi irrisolti e archiviati a cui in passato non è stata resa giustizia. Le agenti hanno un anno di tempo per dimostrare la validità di questa nuova unità investigativa. Ed è proprio mentre riaprono un cold case, che vengono richiamate al lavoro per un nuovo omicidio, quello di Marina Palazzi. Trovata morta nella sua osteria, tutto fa pensare a una rapina finita male, ci sono però dei dettagli che non convincono né il medico legale né la commissaria Mastrangeli: indagare oltre, dunque, è d’obbligo. La squadra si troverà ben presto a cercare il colpevole, muovendosi in un labirinto di corrotti, narcisisti e manipolatori. Ciononostante la risoluzione del caso non sarà opera di un deus ex machina, bensì del lavoro certosino delle poliziotte, dei medici legali e dei tecnici che supportano le forze dell’ordine con le nuove tecnologie. Ad accompagnare l’intera narrazione, c’è l’ombra del caso irrisolto che riguarda la sorella di Emma. La commissaria, infatti, dopo aver lasciato il tirocinio in uno studio legale, ha bruciato le tappe nella carriera poliziesca proprio a seguito del ritrovamento del cadavere della sorella Bianca. L’ossessione per la ricerca del colpevole le ha devastato la vita, spingendola a fuggire a Londra. Al suo ritorno, scontrandosi con lo stato di abbandono di luoghi, cose e relazioni personali, Emma comprende che ha bisogno di tempo prima di potersi rimettere a lavorare sul caso di Bianca. Ma proprio quando prova a riprendere in mano la sua vita assieme a tutti i rapporti che aveva lasciato al macero - come quello con la figlia Valentina - il passato si fa spazio prepotentemente nel presente, esigendo tutta la sua attenzione e il suo essere, di nuovo. Il tema di cronaca nera è quanto mai attuale e la scrittura lineare di Scanavini trascina il lettore all’interno della storia: la descrizione dei meccanismi che intercorrono all’interno delle relazioni tossiche e delle dinamiche di potere invisibili sono descritti in modo semplice e immediato. L’autrice, educatrice interessata alle scienze umane e alle dinamiche di genere, infatti, usa non solo il crimine commesso ma anche i legami personali tra le protagoniste per spiegare e mostrare le dinamiche all’interno delle relazioni interpersonali. È un aspetto importante, che ci accompagna non solo alla scoperta di chi ha commesso i crimini su cui le Lavandaie indagano, ma anche nei loro rapporti privati. L’umanità dei personaggi della storia è un ulteriore punto di forza del romanzo: non esistono figure totalmente buone o totalmente cattive. Anzi, l’autrice ci mostra personalità complesse e strutturate, bilanciate tra sentimenti ed emozioni anche contrastanti tra loro. All’interno della squadra stessa il “male” cerca di infiltrarsi, di spiare i loro movimenti, ma questo viene bilanciato però da una buona dose di correttezza e sete di giustizia. Se per costruire un’ottima storia servono tre elementi fondamentali - trama, personaggi e ambientazione - in Burattinai non manca nulla. Anzi, la particolarità risiede nella città di Ferrara, essa stessa personaggio e voce narrante: all’inizio dei capitoli, infatti, prende parola per descrivere ciò che vede e sente, creando continui ponti tra un passato storico che si collega irrimediabilmente al presente. Con questo esordio, Scanavini ci costringe a guardare dritto negli occhi i mostri della manipolazione e della violenza di genere, senza mai spettacolarizzare il dolore.

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