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Con “L’Inferno che è dentro di me” Antonio Fusco torna con il commissario Casabona

20 lug
Tempo di lettura: 2 min
Con “L’Inferno che è dentro di me” Antonio Fusco torna con il commissario Casabona

di Pino Cotarelli

 

Con L’inferno che è dentro di me di Antonio Fusco, edito da Giunti (312 pagine, €17,00), riprendono le indagini del commissario Casabona, a cui l’autore, funzionario di polizia e criminologo forense, ha affidato anche in passato l’esperienza pratica operativa di chi conosce a fondo il proprio mestiere. Un racconto quindi di realtà quotidiane che coinvolge da subito e non solo per la trama, la linearità del racconto e la scorrevolezza della lettura, ma anche perché si viene catturati dal procedimento delle indagini a cui si vorrebbe partecipare attivamente, dalla progressione delle vicende che presentano una cronologia molto realistica e per l’impiego di professionalità che intervengono nelle indagini. Tutti elementi che appaiono lontani dall’essere romanzati o stereotipati. L’inizio del romanzo, che appartiene al genere noir a cui l’autore è molto legato, è accattivante per la meticolosa descrizione della condizione psicologica e fisica dell’assassino; sembra di essergli accanto mentre ansima in attesa di una donna che dovrà strangolare di lì a poco nel buio di un vicolo nei pressi di piazza del Duomo a Valdenza, località della Toscana immaginata dall’autore, nella serata dell’Epifania, in contrasto con l’allegria della festa e la presenza di migliaia di persone. Un omicidio a cui seguiranno altri con la stessa tecnica; una corda di pianoforte per strangolare e un messaggio cifrato lasciato sulle vittime, ogni volta ricomposte, con numeri e lettere da interpretare. Il commissario Casabona con la sua squadra, fra cui i fidati: Stefano Bini sovrintendente e Franco Giordano assistente capo, mettono in atto tutte le tecniche, anche quelle tradizionali, acquisizione delle informazioni da parenti amici, indagini nei vari ambienti frequentati dalle vittime, frequentazioni varie, etc. La pressione mediatica spesso però induce a fare passi falsi; Casabona infatti dovrà arrestare il marito della prima vittima e cedere alla volontà del questore di Valdenza, Renato Accursi e del sostituto procuratore Giuseppe Boccuso, convinti della sua colpevolezza. Una figuraccia che vorrebbe evitare perché non ha mai creduto alla colpevolezza di quell’uomo e comunque poi gli omicidi non si fermano e si dovrà liberarlo. Siamo quindi in presenza di un serial killer, che richiede anche l’intervento del vicecommissario Floriana Buccini dal centro operativo centrale di Roma, mal digerito da Casabona, in quanto emergono elementi che collegano questi omicidi ad altri avvenuti in passato. Sullo sfondo, un ex ospedale psichiatrico che sembra accomunare le varie vittime, “le Ville Sbertoli” abbandonato da tempo, in cui gli orrori si sovrapponevano alle cure. L’indagine deve quindi estendersi al periodo in cui l’ospedale era in funzione ricostruendo tristi storie in cui il rifiuto delle fragilità esistenti nelle famiglie conduceva all’internamento che significava essere dimenticati e sottoposti a indicibili violenze. Un’indagine non certo semplice per il commissario Casabona, in cui ogni risorsa della polizia partecipa col proprio tassello a ricostruire un complicato puzzle. Anche il finale che ci riserva l’autore è pieno di sorprese, di sicuro una lettura che appassiona. Consigliato.


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