top of page
  • Facebook
  • Instagram

Un omicidio impossibile, un commissario fuori dagli schemi nel noir piemontese “La malinconia del tartufo” di Orso Tosco

  • 20 lug
  • Tempo di lettura: 2 min
Un omicidio impossibile, un commissario fuori dagli schemi nel noir piemontese “La malinconia del tartufo” di Orso Tosco

Di Alessandra Sigillo


Trentanove coltellate per fermare un suicidio già prenotato. È da questo paradosso che inizia La malinconia del tartufo, Nero Rizzoli, il terzo romanzo di Orso Tosco dedicato al commissario Gualtiero Bova, detto il Pinguino. La vittima, Titti Sbrana, è un eccentrico artista contemporaneo di novantadue anni che ha programmato il proprio suicidio assistito in Svizzera. Eppure, qualcuno decide di ucciderlo con una ferocia inspiegabile. Perché ammazzare un uomo che sarebbe morto da lì a poche settimane? È questa la domanda che tormenta il Pinguino e accompagna il lettore per tutta la narrazione. L’autore gioca a carte scoperte: dissemina piccoli indizi lungo il romanzo, senza mai barare. Ben presto emerge il sospetto che dietro l’artista conosciuto e celebrato da tutti possa celarsi un lato oscuro. Un enigma dentro l’enigma la cui soluzione lascia inevitabilmente spiazzati. Il delitto costituisce solo la superficie della storia, sotto l’indagine si muovono personaggi fragili e estremamente umani che rendono la vicenda molto più di una semplice indagine investigativa.

In questa terza avventura, il Pinguino è ancora più complicato e fragile, un uomo non fortunato, ma disgraziato come si definisce egli stesso. La malinconia è il filo invisibile che tiene insieme l’intero romanzo ed è forse la parola che meglio descrive il protagonista: una malinconia che si avverte fin dalle prime pagine, persistente e riconoscibile come il profumo intenso del tartufo capace di risultare quasi fastidioso, e proprio per questo, impossibile da dimenticare. Anche le Langhe diventano parte integrante del racconto: vigneti, colline, strade, sembrano trasformarsi in personaggi, contribuendo a creare un’atmosfera sospesa che richiama quelle dei film in bianco e nero degli anni Sessanta. Il paesaggio amplifica il senso di mistero e nostalgia che attraversa ogni pagina. La prosa di Tosco richiede spesso un’accurata attenzione per cogliere le diverse sfumature e dettagli che rischiano di sfuggire ad una lettura frettolosa. È allo stesso tempo profondo senza perdere l’ironia che accompagna chi legge fino all’ultima pagina con un ritmo che non concede distrazioni. È difficile congedarsi dal Pinguino quando il romanzo finisce. Si ha la sensazione di lasciare indietro un amico che continua a combattere con le proprie inquietudini, qualcuno di profondamente imperfetto, in cui, in fondo si riconosce una parte di sé. Ed è forse questa la grandezza: non costruire un investigatore da ammirare, ma un uomo da comprendere.


® Riproduzione riservata

Commenti


bottom of page