François Morlupi con “Il cielo degli invisibili” mette in campo gli emarginati. Al centro della trama un paninaro che dedica il suo menu ai classici della letteratura
- 15 mag
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Di Anita Curci
Chi conosce François Morlupi ha sicuramente amato i Cinque di Monteverde (Salani), i poliziotti romani capeggiati dal commissario Ansaldi. Oggi lo scrittore italo-francese torna in libreria con un nuovo noir, stavolta edito da Feltrinelli. Al centro della storia c’è Otello De Bartolo, un paninaro così tanto appassionato di narrativa da dedicare il menu del suo chiosco ai capolavori della letteratura classica. Con Il cielo degli invisibili, sempre ambientato a Roma, l’autore riflette sulla condizione dei senzatetto e sul cielo grigio che contemplano ogni giorno, e ne costruisce un romanzo. Un romanzo sugli ultimi, su quelli a cui non si offrono né speranze né futuro.
Perché la scelta di questo tema? “Vedo un proliferare di tendopoli attorno al Tevere o sotto ai ponti della capitale”, racconta Morlupi. “Facciamo finta di non vederli, i clochard, ma esistono”. Saranno centomila in Italia, e se ne contano un milione in tutta Europa. “Penso che sia importante focalizzarsi su un problema così serio. Non è criminalizzando la povertà che riusciremo a farcela. Non è impedendo il libero accesso alla città che ne usciremo tutti insieme”.
Otello, protagonista atipico della storia, gestisce un chiosco di panini davanti al Policlinico Umberto I di Roma. Non ha studiato, eppure può vantarsi di una singolare padronanza culturale in tema letterario. Il suo chiosco, ricavato da un vecchio autobus degli anni ’50, sforna panini che portano il titolo di libri classici e le salse il nome di personaggi famosi. “Desideravo sfatare il luogo comune che soltanto le persone che hanno compiuto tanti anni di studi leggono”. Infatti, il chiosco diventa luogo di incontro e condivisione dove si innescano e si intrecciano storie e relazioni umane.
“Otello, crea questi panini letterari, a volte ispirati dal numero delle pagine. Il Guerra e pace è enorme; Il piccolo principe è piccolo e adatto ai bambini. La sua creatività si espande anche alle salse, come la Padron Ntoni in stile Malavoglia che è molto amara, e la Edmond Dantès dedicata all’immortale Conte di Montecristo, che all’inizio non l’avverti ma poi, come la sua vendetta, la senti eccome”. Dal romanzo emerge un quadro lucido della società umana odierna, dove c’è spazio anche per un pizzico di ironia e un senso di solidarietà tra simili. C’è poi la trama poliziesca, un intreccio che esige azione e che porta Otello e la sua armata Brancaleone, il bizzarro pappagallo Virgilio, l’aiutante Alice e un gruppo di personaggi stravaganti, a indagare sulla sparizione di Konè, un giovane medico specializzando affezionato cliente del chiosco. Intanto, nella capitale, continuano a morire numerosi senzatetto in circostanze misteriose.
Le indagini non ufficiali di Otello si amalgamano con quelle dei carabinieri guidati dal maresciallo Buzzini, fino ad arrivare alla risoluzione del caso. Chiusura geniale a dimostrazione che empatia, cooperazione e rifiuto degli stereotipi porta ai risultati che contano.
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