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Gaspare Grammatico e il commissario Nenè Indelicato tornano in tutte le librerie con “La mentalità del granchio”

  • 15 mag
  • Tempo di lettura: 4 min
Gaspare Grammatico e il commissario Nenè Indelicato tornano in tutte le librerie con “La mentalità del granchio”

Di Anita Curci


“Nenè da bambino veniva portato da suo padre a cala Bukuto, a Cornino, all’alba. Aveva la tosse convulsa e lo iodio marino, a quell’ora, era meglio di qualsiasi medicina. È qui che il granchio arriva nel romanzo attraverso un ricordo preciso e intimo. Per tenerlo buono, suo padre catturava i granchi con le mani. E gli spiegava una cosa che Nenè non ha mai dimenticato: se nel secchio ce n'è uno solo, prima o poi scappa. Ma se ce ne sono due, non scappa nessuno”. Gaspare Grammatico e il commissario Nenè Indelicato tornano in libreria con La mentalità del granchio, un noir in cui la metafora è l’indizio che fa aprire gli occhi su un caso complesso. Edito da Il Giallo Mondadori, è disponibile online e in tutte le librerie italiane dal 26 maggio 2026 (in preordine già dal 20).

“Tutto comincia una sera di metà luglio, al teatro della Villa Comunale. Le prove generali della Tosca di Puccini non sono ancora cominciate nonostante siano già tutti pronti, i musicisti, i cantanti, gli interpreti. Manca solo lui, il direttore d’orchestra. Il maestro genovese Viviano Baldi, trent’anni di carriera, mai un minuto di ritardo in vita sua”, racconta lo scrittore siciliano che ha ambientato a Trapani tutti e tre i romanzi polizieschi pubblicati finora, a partire dal primo della saga, Una questione di equilibrio (2023), seguito da Le spine del ficodindia (2024).

Dopo una notte di attesa e domande senza risposta, al mattino Baldi viene trovato morto in un bed and breakfast a due passi dalla Casina delle Palme. Un infarto, pare. Eppure, certi dettagli non tornano.

“Nenè comincia a tirare i fili, uno per uno, dentro un mondo ˗ quello della lirica ˗ che non ha nessuna voglia di aprirsi. Nel mezzo di tutto questo, dall’altra parte della città, un ragazzo scompare in mare durante un’immersione. La fidanzata si presenta in questura con gli occhi gonfi e la certezza che non si tratti di un incidente. La famiglia fa pressione. E le due vicende, che sembrano non avere niente in comune, cominciano lentamente a parlarsi”.

L’indagine si avvia e lambisce acque profonde. Il commissario non è solo, anzi si ritrova intorno una squadra ben assortita. “I collaboratori di Nenè sono fondamentali, anche se ciascuno a modo suo. Non sono semplici comparse funzionali all’indagine, hanno carattere, difetti, umanità propria.

Su tutti c’è Salvina Russo, la vice. È lei il vero contrappeso di Nenè. Intuitiva, tenace, capace di leggere le situazioni con rapidità. Poi c’è Sansica, l’ispettore. Un omone con la testa più dura di un sampietrino. Non è il più brillante della squadra, ma quando decide di risolvere qualcosa non molla. C’è il dottor Aiello, il medico legale. Un personaggio che ho costruito con grande piacere. È brillante, preciso, e ha il vizio di compiacersi un po’ troppo della propria competenza”.

Nelle storie che Grammatico racconta batte il cuore nero dell’essere umano, quello che porta al crime e a un racconto che il più delle volte, e drammaticamente, è riscontrabile nella vita vera. Una famiglia che sta per scoppiare, l’invidia che fermenta per anni, il denaro che trasforma le persone, i sogni che non si riesce a realizzare e che tramutano in rabbia.

“Sono convinto che il male, quello vero, raramente cada dal cielo. Ha sempre una storia. Ha sempre delle radici. Per le mie trame parto da un’osservazione. Un gesto, una frase sentita per caso, una notizia che leggo e che mi resta conficcata dentro per giorni. Mi chiedo sempre: perché? Perché una persona arriva a certi comportamenti? Cosa l’ha portata fin lì? Quali ferite, quali paure, quali menzogne si è raccontata lungo la strada? È da queste domande che nasce tutto”.

E poi c’è la Sicilia, che è una terra che l’autore conosce nell’anima e che “mi fornisce materiale inesauribile. Non perché sia una terra violenta, ma perché è una terra di contraddizioni potentissime. Di luci straordinarie e di ombre altrettanto profonde. Di legami fortissimi che possono diventare gabbie”. Tanta Trapani c’è nei suoi romanzi, tra luoghi, persone, tradizioni e credenze popolari.

“Trapani non è lo sfondo è la ragione per cui li scrivo. È il personaggio principale. Quando cammino per il centro storico, quando passo dalle mura di Tramontana e guardo il mare cambiare colore, quando sento l’odore dello scirocco misto a salsedine, penso sempre che tutto questo meriti di essere raccontato. Non descritto, raccontato. C’è una differenza enorme”.

Indelicato non è solo un commissario, ma anche un padre per l’adolescente Sara. Com’è scrivere quella parte, perché è così importante? “Scrivere Sara è la parte che mi costa di più. Ho una figlia della stessa età, e un figlio poco più grande. Quindi so benissimo di cosa sto parlando quando scrivo certi dialoghi, certi silenzi, certe porte chiuse in faccia con quella naturalezza disarmante che hanno gli adolescenti. Non invento niente, o quasi. Osservo, ascolto, e poi trasferisco sulla pagina quello che vivo ogni giorno. C'è una scelta precisa dietro la costruzione del rapporto tra Nenè e Sara. Ho voluto dare al mio personaggio una difficoltà vera, non decorativa. Tirare su una figlia da solo è già una sfida enorme. Farlo con una figlia femmina ha alzato ulteriormente l’asticella. Perché tra un padre e una figlia femmina c’è una complessità tutta particolare, fatta di cose non dette, di pudori, di distanze che si aprono e si chiudono senza preavviso”.

Altri progetti? “Nenè Indelicato non va da nessuna parte, questo posso dirlo con certezza. Ho ancora moltissimo da raccontare di lui, di Sara, di Salvina Russo e di tutti gli altri. Sono personaggi che si sono installati dentro di me e che continuano a vivere anche quando non sto scrivendo. E poi c’è Trapani. Ho la sensazione di averne graffiato appena la superficie. C’è ancora moltissimo da dire sulla mia città, sulla Sicilia, sui siciliani. Sulla loro complessità, sulle loro contraddizioni, su quella capacità siciliana di portare dentro tutto ˗ il dolore, la bellezza, l’ironia ˗ senza mai implodere completamente”.


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