L’isola di San Pietro e il tema dei migranti nell’ultimo romanzo a tinte gialle di Antonio Boggio “Nero Mediterraneo”
- 6 giorni fa
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Di Anita Curci
Nero Mediterraneo è il quarto romanzo di Antonio Boggio ambientato sull’isola di San Pietro, con protagonista il commissario Alvise Terranova. Appena uscito in libreria per Il Giallo Mondadori, il libro si impone già nelle prime pagine in maniera decisa, con l’aria salsedinosa che sale dal mare, lo sciabordio delle onde e un cadavere, quello della diciannovenne Brigitta, ritrovato sulla spiaggia La Bobba.
L’attenzione si focalizza sui migranti appena sbarcati, specie per gli abitanti del posto, che vedono negli stranieri dei vagabondi criminali. Ma Terranova non si sottomette alla pressione dei pregiudizi e decide di indagare a fondo.
Boggio, perché costruire una trama gialla attorno al tema migrazione?
Mi sono spesso chiesto cosa accadrebbe se un peschereccio carico di migranti approdasse improvvisamente sulla mia isoletta. Come reagirebbe la gente? Mi colpisce il fatto che queste persone lascino una casa, degli affetti, una cultura, non tanto per inseguire un futuro migliore, ma spesso per non perdere definitivamente ciò che stanno lasciando indietro: la propria vita, la propria dignità, la possibilità stessa di sopravvivere. Si imbarcano senza sapere se arriveranno vivi e senza sapere davvero dove arriveranno. Credo che il noir serva anche a raccontare le zone grigie della realtà contemporanea. E il Mediterraneo, oggi, è una delle più grandi zone grigie del nostro tempo.
In che modo e in che misura carattere sociale e trama gialla coesistono nella storia?
La trama gialla è il motore della storia: ci sono delle vittime, ci sono delle indagini. Ma tutto questo non è scollegato dal contesto sociale, anzi nasce proprio da lì. La dimensione sociale non volevo usarla come semplice sfondo decorativo; mi interessava che fosse parte integrante della vicenda. Credo che il giallo e il noir abbiano la capacità di entrare nelle crepe della società meglio di altri generi. In generale, nel noir mediterraneo la trama e i luoghi sono profondamente legati, e con essi anche l’umanità che quei luoghi abita.
L’ambientazione è a Carloforte. Quanta Sardegna c’è nei suoi romanzi?
C’è molta Sardegna nei miei romanzi, ma soprattutto c’è la Sardegna delle sue peculiarità e delle sue contaminazioni. Carloforte, da questo punto di vista, è un luogo straordinario perché ha una storia unica nel Mediterraneo. È una comunità relativamente giovane, fondata nel Settecento, un’enclave ligure in terra sarda che nel tempo ha conservato lingua, tradizioni e un’identità molto forte. A Carloforte convivono elementi liguri, sardi, tunisini, mediterranei: lo si percepisce nel dialetto tabarchino, nella cucina, nei ritmi della vita quotidiana. È quasi una piccola sintesi del Mediterraneo stesso, un luogo che dimostra come questo mare sia da sempre uno spazio di incontri, migrazioni e contaminazioni culturali. Per questo mi piace ambientare lì le mie storie: perché mi permette di raccontare una Sardegna lontana dagli stereotipi da cartolina. Una Sardegna contemporanea, complessa, con identità fortissime e spesso poco conosciute fuori dall’isola. E Carloforte, da questo punto di vista, è un luogo narrativamente ricchissimo.
Come nasce Antonio Boggio scrittore?
Credo che Antonio Boggio scrittore nasca prima di tutto dal caos. Dal bisogno di dare una forma alle cose, di mettere ordine nei pensieri, ma anche di riempire certi silenzi. Le storie, per me, sono sempre state un modo per arredare la solitudine. Prima ancora che come scrittore, sono nato come lettore. I libri mi hanno sempre dato la sensazione di poter attraversare mondi diversi, capire meglio gli altri e forse anche me stesso. A un certo punto ho capito che non mi bastava più soltanto abitare le storie degli altri: avevo bisogno di provare a raccontarne alcune mie. E penso che la scrittura nasca proprio da questo: dal tentativo di trasformare qualcosa di confuso, personale e spesso indefinibile in una storia condivisibile.
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